La zona di produzione dei nostri vini sono le colline della Valle del basso Calore Beneventano che raccordano i monti del Matese-Monte Maggiore a nord con il Taburno-Camposauro a sud, interessa per intero i territori dei Comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Solopaca, S. Lorenzo Maggiore e parzialmente degli altri comuni contermini.
La geologia
La nostra area di produzione presenta delle caratteristiche geologiche uniche
rispetto alle altre aree vitivinicole dItalia e forse del mondo intero,
infatti troviamo:
formazioni marine
costituite da sabbioni ed arenarie, da argille arenacee ed arenarie quarzose
(vedi giacimenti fossili di Pietraroja)
formazioni continentali costituite da depositi fluviali antichi, terrazzati
e da depositi di ghiaie e sabbie di fondovalle
formazioni vulcaniche riconducibili alle attività del Roccamonfina
e del Somma Vesuvio, costituite dal caratteristico tufo grigio campano (ignimbrite
trachifonolitica grigia), poco coerente e sciolto nella parte superficiale,
con scorie e pomici nere e con cristalli di snidino.
Orografia
Il predominare di modeste colline (100-400 m.s.l.m.), dolcemente ondulate,
con una buona esposizione quasi ovunque, con una piovosità media annua
non eccessiva (circa 900mm dacqua/anno), protette tuttintorno
dalla corona composta dai complessi montuosi Monte Maggiore, Matese, Camposauro
e Taburno creano un habitat ed un microclima ideale per la viticoltura: inverni
non troppo rigidi, precoce arrivo della primavera, estate calde e asciutte
con arrivo delle piogge autunnali dopo la vendemmia.Questa varietà
di formazioni geolitologiche ed il particolare microclima (con esclusione
di gelate primaverili), da la possibilità di coltivare diversi tipi
di vitigni conferendo a diversi vini la peculiarità di maturare precocemente,
senza lunghi periodi di invecchiamento.Ai fattori geolitologici e microclimatici
va aggiunto lalto livello raggiunto dalle tecniche colturali, attraverso
la selezione dei migliori cloni autoctoni, tramandate nel corso dei secoli
di generazione in generazione.
Che la zona fosse
rinomata per i vini si evince da un atto di donazione del 1209 di Federico
II; nellatto di donazione vengono ceduti al Convento di S. Maria delle
Grotte, tra laltro, i territori di Selvapiana, compresi tra quelli di
Limata e Telesia, dove troviamo la citazione in spagnolo "
la tièrra
de Limata y tièrra ensì de Benevento y Monte Sarchio; es buena
tièrra fertil en special de Vinos
."I vigneti ricadono nei
territori di produzione del Solopaca DOC, del Guardiolo DOC, del Sannio DOC,
oltre agli IGT. Troviamo sia vitigni precoci che tardivi, quelli che preferiscono
terreni vulcanici e freschi e quelli asciutti e calcarei:
È un vitigno tipico della regione Campania, il suo sito delezione è il Sannio Beneventano, in zone collinari fresche e ben ventilate.
In alcune zone del Casertano viene denominato Uva Falerna o Falernina; qualche autore, considerandolo uno dei migliori vitigni a bacca bianca della regione campana, propugnava il termine Falernina, in quanto le caratteristiche del vino ricordavano i pregi del famoso Falernum romano.
Forse per questa diversa indicazione nei secoli passati, pur essendo un vitigno tipico regionale e molto diffuso, della dizione Falanghina troviamo citazioni storiche solo dal 1800.
Il vitigno Falanghina ha buona vigoria, con grappoli di media grandezza, di forma cilindrica, a volte conica; lacino, sferoidale, ha una polpa, appena croccante con lieve sapore di ginestra giustamente acidulo.
Luva Falanghina
generalmente viene vinificata da sola, ma spesso la troviamo in altri uvaggi
per arricchire altri vini quali Solopaca, Guardiolo, Sannio, Greco, Coda di
Volpe.
Il vino
Il vino prodotto con uve Falanghina ha un colore bianco paglierino, con riflessi
verdognoli, un profumo gradevole, fruttato, sapore asciutto, fresco, vellutato,
leggermente acidulo ma sempre delicato e speciale: pur variando la natura
dei terreni ed il clima i vini mantengono sempre le migliori qualità
organolettiche.
Abbinamento:
Si sposa benissimo con antipasti di mare, primi piatti delicati, crostacei,
ostriche, frutti di mare, pesce in genere, servito a 8-10°C.
aglianico
Dorigine molto antica, questo vitigno molto diffuso in Campania, sembra
sia stato importato dai Greci o Ellenici: l'attuale terminologia va ricercata
nella trasformazione del termine Hellenica in Hellanica e, quindi, in Aglianico.E
un vitigno che non ama i terreni bassi e ricchi di humus ma preferisce terreni
vulcanici ricchi di potassio e terreni argillosi o argillosi-calcarei ben
esposti.
Il grappolo è di media grandezza, cilindrico o conico; L'acino ha forma
sferoidale regolare, con buccia spessa; La polpa è succosa con sapore
leggermente acidulo. Le uve di Aglianico vinificate prevalentemente da sole
danno un ottimo Cru ma partecipano agli uvaggi di altri vini DOC quali, il
Solopaca, il Guardiolo, il Piedirosso, lo Siascinoso, il Barbera.
I Vini
Le uve di Aglianico conferiscono ai vini caratteristiche diverse in funzione
delle zone di produzione; è un vino ricco di corpo, di colore rosso
granata vivo, con odore armonico e persistente, dal sapore equilibrato, giustamente
tannico (per i vigneti di alta collina) e dal sapore asciutto morbido e vellutato
per la media collina.
I mosti di Aglianico presentano una acidità totale molto alta, importante
per la longevità del vino.
Il vino invecchiato in botti di rovere, acquista in finezza e profumo. lAglianico
presenta un colore rosso granata, un profumo intenso e vinoso, con sapore
asciutto e corposo, a volte leggermente tannico.
Abbinamenti: Va servito con arrosti di carni bianche e rosse, pollame, cacciagione,
formaggi a pasta dura ben stagionati, a temperatura di 18-20° C. La bottiglia
va stappata un paio dore prima di servire.
ciro
Ciro è
il simpatico nome con cui è stato ribattezzato il cucciolo di dinosauro
rinvenuto nel parco geopaleontologico di Pietraroja. Attualmente, questo importantissimo
reperto archeologico, come altri eccezionali reperti è in mostra a
Benevento. Il piccolo dinosauro Ciro, lo Scipionyx Samniticus. La vita e'
presente sulla terra da oltre tre miliardi di anni. Il Sannio e' ricco di
queste testimonianze, il patrimonio paleontologico del beneventano e', infatti,
conosciuto fin dal XVIII secolo ed e' studiato abbondantemente in Italia e
all'estero. Questo patrimonio copre un arco di circa duecento milioni di anni
(dal Triassico superiore fino ai giorni nostri). Alcune località, come
Pietraroja, erano probabilmente delle lagune simili a quelle che oggi si trovano
nei mari tropicali. I massicci montuosi del Taburno-Camposauro e del Matese
si sarebbero formati per azioni delle forze tettoniche solo milioni di anni
più tardi. Nel Sannio , a Pietraroja, oltre all'eccezionale scoperta
del dinosauro,sono stati ritrovati pesci e rettili cretacici ed un antenato
dell'odierno coccodrillo vissuti oltre cento milioni di anni fa. Questo di
Pietraroja e' il primo ritrovamento di dinosauro in Italia che presenta caratteristiche
che altri dinosauri nel mondo non hanno. Si tratta infatti di un cucciolo
di "teropode" che e' un carnivoro appartenente ad un gruppo di dinosauri
di piccola taglia come il "velociraptor" ed è l'unico dinosauro
al mondo in cui gli organi interni si sono conservati a posto. Questo fossile
lo Scipionyx Samniticus e' particolare perche' si tratta di un cucciolo che
da adulto avrebbe raggiunto i due metri. Questo cucciolo di dinosauro ci permettera'
di avere informazioni anche su altri dinosauri e ci consentirà di rivedere
la paleobiogeografia italiana del mesozoico secondo la quale si ritiene che
l'Italia 130 milioni di anni fa fosse ricoperta da oceani. La presenza di
animali terrestri, come i dinosauri, dimostrerebbe che in Italia ci sarebbero
state delle terre emerse più di quanto non si pensasse. Pietraroja
era conosciuta già dal 1789 da Scipione Breislak che aveva scoperto
i primi fossili di Pietraroja, che i re Borboni avevano l'abitudine di regalare
ai loro colleghi sovrani delle altre parti d'Europa.
Il miele è
una sostanza zuccherina, sciropposa e deriva dalla trasformazione del nettare
dei fiori durante il passaggio nella borsa melaria delle api e che le api
depositano nelle celle dei loro favi. Questa trasformazione del nettare in
miele, che rappresenta il principale alimento delle api, ne fa una miscela
di zuccheri invertiti, composta mediamente da: acqua 17%, fruttosio 40%, glucosio
34%, saccarosio 2%, destrine 0,5% ed altre sostanze 5,5%. Il miele viene raccolto
dopo la stagione delle fioriture delle varie specie vegetali che forniscono
il nettare: dopo aver rimosso gli opercoli che chiudono le celle dei favi,
il miele viene estratto, per centrifugazione nello smielatore, e successivamente
i favi svuotati, per niente danneggiati, sono rimessi nelle arnie, per essere
di nuovo riempiti dalle laboriose api.
Le qualità del miele prodotto dipendono dalla specie vegetale che ha
fornito il nettare. Anticamente il miele era l'unico dolcificante utilizzato
al posto dell'attuale zucchero di barbabietola o di canna; serviva per preparare
i melliti (medicamenti usati sciogliendo il miele in acqua o in liquidi d'estrazione).
All'epoca dei Romani il miele veniva aggiunto al vino: nel Falernum si poneva
del miele perché, macerandosi il nettare, il vino si potesse conservare,
addolcito, per lunghi anni. Attualmente, oltre ad essere usato come dolcificante,
(trova largo impiego in pasticceria, nella fabbricazione del torrone e di
alcuni liquori) viene talora utilizzato in farmacia. Già dall'antichità
erano note le azioni benefiche che il miele esercita su molte parti e funzioni
del nostro organismo, a secondo delle varie essenze da cui viene prodotto.
Alcuni tipi di miele ed il loro utilizzo
Miele di acacia
Di colore chiaro, trasparente, ha un sapore dolce ed un profumo delicato.
Molto indicato per bambini e poppanti specie se presentano infiammazione delle
mucose dell'apparato respiratorio e gastrointestinale. L'alta percentuale
di fruttosio che lo caratterizza, rende questo tipo di miele utilizzabile
dai diabetici leggeri.
Miele di castagno
Il suo colore varia da un noce chiaro al noce quasi nero, ma si caratterizza
per il profumo forte ed acre ed il sapore amaro. La sua ricchezza di sali
minerali, provoca un effetto sudorifero ed espettorante; inoltre, stimola
la circolazione del sangue ed è adatto, quindi, alle persone affaticate.
Miele di eucalipto
Si caratterizza per il suo colore noce chiaro, brillante, per il suo odore
aromatico ed un sapore pronunciato ma gradevole. Particolarmente indicato
per le affezione delle vie respiratorie per la sua azione antiasmatica, anticatarrale,
antispasmodica, emolliente e calmante della tosse. Svolge altresì un'azione
antisettica oltre che dei polmoni, anche dell'intestino e delle vie urinarie.
Vermifugo ma anche cicatrizzante, soprattutto nelle affezioni della bocca.
Miele di borragine
Ha colore chiaro tendente al bianco, di sapore delicato, presenta una cristallizzazione
compatta. Ha un'azione sedativa e depurativa che lo rende particolarmente
indicato come dolcificante per le tisane.
Miele di arancio
Di sapore gradevole, ha un colore chiaro ed è profumato. Svolge azione
antispasmodica e sedativa e pertanto è indicato per le persone nervose
ed ansiose e nei casi di insonnia. Ha inoltre potere cicatrizzante (indicato
per le ulcere) ma è un ottimo dissetante mescolato con il tè
ghiacciato.
Miele millefiori
E' il miele raccolto a fine primavera e fine estate ed è composto da
diversi tipi di nettare quante sono le specie di fiori visitate dalle api:
per questo motivo sia il colore che il sapore sono assai variabili. A secondo
della zona di produzione e del periodo di raccolta si possono avere svariate
gradazioni cromatiche che vanno dal bianco al noce quasi nero. Il millefiori
raccolto in primavera ha proprietà lassative ed è benefico per
stomaco ed intestino; quello raccolto in estate, invece, è tonico,
energetico e febbrifugo. Ottimo ingrediente per la preparazione di dolci.
Miele fiori di
bosco
Questo miele dal sapore molto gradevole e fortemente aromatico, si contraddistingue
per il suo colore scuro, quasi nero. La sua ricchezza di sostanze minerali,
potassio, fosforo, ferro, enzimi ed aminoacidi, ne fa un ottimo antianemico
L'olivo è
una pianta originaria dell'Asia Minore , la cui diffusione in numerose aree
costiere dell'intero bacino del Mediterraneo già risulta ampiamente
testimoniata dal terzo millennio a. C..
Come per la vite, anche l'olivo arriva in Italia per mezzo dei coloni greci.
Ben presto, l'olio d'oliva divenne fattore caratteristico economico e culturale
della civiltà latina, non solo nell'alimentazione, in contrapposizione
all'uso del burro e del lardo (grassi animali) tipici della civiltà
celtica e germanica del Nord-Europa, ma anche nella cosmesi e cura del corpo
umano.
L'olio di oliva, arricchito e profumato, nell'antica cosmesi svolgeva le funzioni
di solvente come fa l'alcool oggi.
Indubbio fattore di sviluppo della coltivazione dell'olivo e dell'uso dell'olio
di oliva fu dovuto al diffondersi del cristianesimo, sia per l'uso dell'olio
di oliva nella liturgia (per alcuni sacramenti e per l'illuminazione delle
chiese con le lampade) sia per la pratica alimentare che impone l'astinenza
dai grassi animali in alcuni giorni della settimana ed in certi periodi dell'anno.
Tra le cultivar più diffuse nel Sannio, ed in parcicolar modo, sulle
colline della Valle Telesina troviamo : ORTICE, FEMMINELLA, ORTOLANA, RACIOPPELLA.
Per ottenere degli oli di altissima qualità, si procede alla raccolta
con brucatura manuale durante la fase dell'invaiatura ed alla molitura nella
stessa giornata, con metodo di estrazione a freddo con impianto continuo;
questi accorgimenti, abbinati ad una decantazione naturale, assicurano il
mantenimento delle proprietà nutrizionali e delle caratteristiche organolettiche
dell'olio extravergine di oliva.
L'ORTICE, largamente
diffusa in tutto il Sannio, dotata di una buona resistenza la freddo, per
cui la troviamo maggiormente in zona di media ed alta collina, si caratterizza
per il suo frutto molto grande, di forma allungata che trova localmente impiego
come olive da tavola.
La pianta ha uno sviluppo medio, con grande chioma, con foglie piccole di
colore verde chiaro.
Il frutto è di colore verde, mentre a maturazione diventa violaceo,
la polpa è di colore bianco latteo.
L'olio di ortice
ha colore verde-giallo, profumo fruttato verde oliva, con note floreali-erbacee
e sentore tipico di pomodoro; il sapore è elegante, morbido, dal gusto
fresco caratterizzato da un corpo pieno con piacevoli sensazioni fruttate,
con acidità £ 0,25%.
Abbinamento: a crudo per condire zuppe di verdure, pietanza di pesce grasso
bollito o grigliato, zuppe di legumi, primi piatti e carni bianche; ottimo
per preparare salse rosse.
L'ORTOLANA, insieme
alla racioppella e femminella, costituiscono le cultivar caratteristiche delle
zone collinari dominanti la Valle Telesina.
La pianta ha uno sviluppo medio, con foglie lanceolate grandi di colore verde
scuro.
Il frutto è grande, quasi sferico, a maturazione tende al violaceo;
la polpa è di colore bianco e facilmente si distacca dal nocciolo,
per cui viene anche utilizzata come uliva da tavola: infatti, localmente viene
chiamata Oliva per l'acqua.
L'olio di ortolana
ha colore verde-giallo, profumo fruttato verde oliva, con note di mela elievi
sentori erbacei; il sapore è a fondo dolce, dal gusto fresco caratterizzato
da un corpo pieno con piacevoli sensazioni fruttate, con acidità £
0,20%.
Abbinamento: a crudo per condire verdure, bolliti, zuppe di legumi; particolarmente
indicato per piatti di pesci saporiti e grigliate di carne.
La RACIOPPELLA,
a differenza delle altre cultivar a duplice attitudine (sia da olio che da
tavola) è la tipica varietà da olio; insieme all'ortolana e
femminella, costituiscono le cultivar caratteristiche delle zone collinari
dominanti la Valle Telesina, particolarmente diffusa grazie alla sua produttività
ed alla particolare resistenza sia alle avversità atmosferiche che
agli attacchi dei parassiti.
La pianta ha uno sviluppo medio, con foglie lanceolate strette di colore verde
scuro.
I frutti sono piccoli e ovali, di dimensioni varie e diverso grado di maturazione,
riuniti a grappoli, con colori vari che vanno dal verde chiaro al viola, con
polpa bianca.
L'olio di racioppella
ha colore giallo con riflessi verdognoli, profumo fruttato leggero, dolce
con note mandorlate verde oliva; il sapore è a fondo dolce, delicato,
morbido, dal gusto fresco caratterizzato da un corpo pieno con piacevoli sensazioni
fruttate, con acidità £ 0,20%.
Abbinamento: a crudo per condire verdure, bolliti, zuppe di legumi; particolarmente
indicato per piatti di pesci saporiti e grigliate di carne.
La FEMMINELLA, insieme alla racioppella ed all'ortolana, costituiscono le
cultivar caratteristiche delle zone collinari dominanti la Valle Telesina.
La pianta ha un grande sviluppo, con foglie medie lanceolate di colore verde
scuro.
Il frutto è medio, di forma ovoidale, a maturazione ha un colore rosso
vinoso scuro, tendente al nero, come pure la polpa che facilmente si distacca
dal nocciolo; viene anche consumata direttamente, in salomoia o essiccata.
L'olio di femminella è di buona qualità e si caratterizza per
il suo colore giallo oro.