
La
legislazione italiana (DPR n. 162 del 12/2/65 G.U. n. 73 del
23/3/65) stabilisce che il nome di vino è riservato al prodotto
ottenuto dalla fermentazione alcolica spontanea, totale o parziale,
dell'uva fresca o leggermente appassita in presenza o non di
vinacce con gradazione alcolica minima stabilita. La vite, vitis
vinifera, è una pianta originaria dell'India ed ebbe larga diffusione
in Asia fino all'avvento dei Maomettani, i quali proscrivendo
il vino, annullarono la coltura di queste piante. Tra il 52°
grado latitudine nord ed il 40° grado latitudine sud, oggi,
la vite ha i suoi estremi limiti. La sua estrema sede a Nord
sono le vallate dell'Harz (Germania), la vallata dell'Ontario
(Canada); le colture più meridionali sono Gisplondt (Victoria)
e Bio-Bio (Cile).
La vite ha iniziato ad assumere un posto di primo piano nell'economia
italiana in seguito alle vittorie che diedero a Roma il dominio
del Mediterraneo ed alla riduzione della Grecia in provincia
romana /146 a.C.). da questo anno, fino a quando Varrone scrisse
il suo trattato d'agricoltura ( 37 a.C.), la viticoltura e l'enologia
in Italia si espansero raggiungendo l'apogeo. L'anno 121 a.C.
, sotto il consolato di Plinio, fu annata storica per quantità
e qualità della produzione vinicola. Verso il 53 a.C. secondo
Plinio, i vini italiani già avevano affermato la loro fama in
tutto il mondo di allora. Proprio verso il 121 a.C. si sarebbe
avuto un primo tentativo di quello che con terminologia moderna
si può dire "politica vitivinicola internazionale". In un passo
del "De Republica" di Cicerone troviamo notizie di un provvedimento
secondo il quale i Romani avrebbero vietato o limitato la coltivazione
della vite nei paesi transalpini. Comunque, già ai tempi di
Augusto queste restrizioni dovevano aver subito delle attenuazioni
notevoli, tanto che nel 92 d.C. si arrivò alla sovrapproduzione
dando così origine al noto editto di Domiziano che ordinava
la distruzione di metà dei vigneti esistenti. Anche nel II secolo
d.C. Traiano autorizzava in Africa soltanto la sostituzione
di vigne esistenti. Disposizioni analoghe le troviamo anche
nel medio Evo, basti pensare allo Statuto di Sassari del 1316
emesso in seguito all'eccessivo espandersi dei vigneti ed alla
conseguente caduta dei prezzi del vino. Tale statuto vietava
l'impianto di nuove vigne, consentendo di mantenere in efficienza
solo quelle esistenti. Questa disposizione fu rinnovata da Eleonora
d'Arborea nella sua famosa "Carta de logu" dell'aprile 1395.
Questi brevi cenni storici possono confermare come la viticoltura
abbia sempre rappresentato per l'Italia una fondamentale risorsa
si da doversi, già da oltre 20 secoli fa, preoccupare di favorirla,
talvolta frenarla, comunque regolarla e disciplinarla con norme
che trovano corrispondenza nelle attuali normative comunitarie.