Con la fine dell'impero romano, in seguito alla deposizione dell'imperatore Romolo Augustolo (476 d.C.) inizia la crisi dell'agricoltura e soprattutto della viticoltura
, bisognevole di cure diuturne. Come non fossero bastate le devastazioni dell'agricoltura campana e beneventana ad opera delle orde di barbari (Alarico, Belisario, Totila) e dei Longobardi che con Romualdo (figlio di Grimoaldo, Re d'Italia) nel 662 l'imperatore Costantino, più noto col nome di Costante II per la sua crudeltà, sbarca a Taranto, distruggendo campagne e città che trova lungo il cammino per cingere d'assedio Benevento. Ma, ad un passo dalla resa incondizionata dei Longobardi, emerge la figura del monaco Barbato, il quale esorta i Longobardi alla conversione alla religione cattolica, confidando in Dio e nella Vergine, affinché il Signore sconfigga gli assalitori greci. Romualdo, già pronto a capitolare, promette la conversione propria e del suo popolo a San Barbato e di "farlo ricco di poderi e colonie per ogni provincia del Ducato, di costituirlo Vescovo di molte città" e di reputarlo "come un padre". La storia ci dice che l'invasore Costante è costretto a fuggire per la Valle Telesina, ma alla confluenza del fiume Calore con il Volturno (Amorosi), subiscegravi perdite e viene sconfitto dall'esercito del Conte di Capua e dall'esercito di Grimoaldo, che completa la liberazione del Sannio. La conversione completa dei longobardi avviene successivamente dopo che il Vescovo Barbato ha abbattuto l'albero delle streghe, con le proprie mani, e fatto fondere gli idoli d'oro (la vipera ed il drago), forgiandone un calice con patena (oggetti trafugati dai Giacobini e Girondini Francesi alla fine del XVIII secolo) Divenuti cattolici, i Longobardi furono validi operatori e collaboratori della rinascita delle terre sannite. Il Vescovo Barbato, sente la responsabilità ed accetta l'offerta del Duca di badare alle Chiese locali, per cui l'Arcidiocesi di Benevento si estendeva fino ai confini del Principato; si trovò a reggere anche le Diocesi di Acerenza, Lucera, Ordona, Eclano, Termoli, Trivento, oltre a quelle di Siponto, Larino, Ascoli Satriano e Bovino. Lo spirito di monaco basiliano del Vescovo Barbato porta alla diffusione nelle contrade sannite delle Badie Benedettine, che con il loro programma Ora et Labora diventano centri diffusori e salvatori di un patrimonio culturale e civile. Le borgate, i paesi e le città si popolano e le campagne ritornano ad essere coltivate: i monaci delle Badie Benedettine, per primi ripresero nel Sannio la viticoltura. Dopo la morte di San Barbato(19 febbraio 683) i suoi successori continuarono sulla stessa strada e fu Landolfo I , primo Arcivescovo di Benevento (956-983) a pretendere la realizzazione di vigneti in ogni proprietà ecclesiale del Sannio Beneventano. ------- Il Vescovo Barbato, elevato agli onori degli altari, poi San Barbato era nato nel 603 a Vàdari, l'odierna Castelvenere (BN) e morì il 19 febbraio 683.