
L'ulivo
è senza dubbio la coltura che più accomuna tutti
i paesi rivieraschi del Bacino del Mediterraneo, ove si concentra
il 95% della produzione mondiale di olio ( circa 2 milioni di
tonnellate).
La Spagna e l'Italia e la Grecia fanno la parte del leone con
produzioni rispettivamente, di 800.000, 600.000 e 300.000 tonnellate.
In Italia la coltura olivicola è di antichissima tradizione,
largamente radicata nelle aziende agricole su tutto il territorio
peninsulare, preziosa nelle aree collinari, sia in termini di
reddito che come presidio ecologico per la salvaguardia del
territorio in quanto costituisce aiuto alla stabilità
dei pendii.
Anche se Marche, Umbria, Toscana, Liguria e le restanti regioni
del Nord producono poco più del 10% in quanto la maggior
produzione di olio (circa 90%) è concentrata nel Centro-Sud,
possiamo notare che gran parte delle industrie di imbottigliamento
sono situate nelle succitate quattro regioni.
Essendo la produzione italiana di olio d'oliva molto pregiata
ed apprezzata in tutto il mondo, avviene che una parte degli
oli extravergine di qualità pregiata prende la via dell'esportazione
e, per coprire il fabbisogno interno, vengono importati oli
d'oliva di qualità inferiore o olive che poi vengono
molite in Italia.
La
produzione sannita
Nel Sannio Beneventano la coltivazione dell'ulivo è praticata
in oltre 21.000 aziende su di una superficie di circa 10.000
ettari, quindi la maggior parte è di piccole dimensioni
a conduzione familiare.
Gli interventi effettuati dai coltivatori sugli uliveti sono
abbastanza limitati:
-potatura annuale o biennale degli alberi;
-due lavorazioni leggere del terreno (vangatura e fresatura)
per l'eliminazione delle erbe;
-un intervento di concimazione con prodotti azotati o con letame;
Non si fa ricorso all'uso di diserbanti, in quanto le ulive
vengono raccolte con la tecnica della brucatura manuale su appositi
teli o rete, senza farle cadere sul terreno, e nella stragrande
maggioranza dei casi non si fa ricorso a trattamenti fitosanitari:
la posizione orografica della zona, limita profondamente gli
attacchi della mosca dell'olivo.
Questi fattori mettono in evidenza che la produzione sannita
si avvicina molto alle condizioni della produzione biologica;
negli ultimi anni si sta attuando il processo di conversione
di una parte, sempre in aumento, della produzione verso tecniche
eco-compatibili e biologiche.