Se ai greci si deve l'impianto dei vitigni progenitori di quelli
attuali come l'Aminea gemina (attuale Greco), la Vitis Hellenica
(attuale aglianico) e l'Apiana (attuale Fiano) furono i Romani
a trasformare la Campania nella regione vinicola per eccellenza.
Furono proprio loro ad affiancare all'Aminea, all'Hellenica
ed all'Apiana il Cecubo, il Vesuvio (attuale Lacrima Cristi),
il Molle Caleno (forse l'attuale Falangina), il Trebulano, il
Saberniano (attuale Piedirosso) ed il famosissimo Falernum.
Furono i Greci a fornire i recipienti per conservare e governare
il vino facendo nascere le prime fabbriche tra cui quella di
Saticula (odierna Sant'Agata dei Goti), ma furono i romani a
trasportare i vini, via mare, oltre che a Roma nelle vaste provincie
dell'Impero. Nelle città romane troviamo le mensae vinariae,
(vendite di vino al minuto), le tabernae vinarie (botteghe da
vino), i thermopolium (attuale bar) dove i degustatores servivano
agli avventori i vari tipi di vini. Ma all'epoca dei romani
quanto costava un litro di vino? Una lapide risalente all'impero
di Domiziano (300d.C.) riporta : 10 lire al litro per il vino
comune da pasto e 30 lire per il Falernum. Ma da scritti antichi
risulta che Trimalcione pagò per un Falernum invecchiato 100
anni la somma di circa quattro-cinquemila lire il litro.